Andare in pensione con 15 anni di contributi è possibile soddisfacendo specifici requisiti. Vediamo quali e a quanto ammonterà l’assegno.
I contributi sono fondamentali per il sistema previdenziale italiano. Chi non ne accumula a sufficienza potrà dimenticare di ricevere la pensione mensilmente. Scopriamo quando 15 anni di contribuzione possono bastare.
In pensione vanno i lavoratori che hanno accumulato contributi. Ne bastano relativamente pochi per accedere alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata contributiva ossia 20 anni. Per tutti gli altri scivoli di pensionamento anticipato sono richiesti periodi lavorativi molto più lunghi. La pensione anticipata ordinaria, ad esempio, si raggiunge con 42 anni e dieci mesi di contributi (un anno in meno per le donne) mentre la pensione per precoci ne chiede 41, esattamente come Quota 103 (in questo caso c’è anche il requisito anagrafico di 62 anni di età).
Anche l’APE Sociale e Opzione Donna prevedono un elevato numero di contributi, rispettivamente 30 o 36 per gli addetti ai lavori gravosi e 35 per le lavoratrici. La verità è che non tutti gli italiani possono vantare lunghe carriere lavorative che permettono loro di andare in pensione. C’è di più, meno sono i contributi minore sarà l’importo dell’assegno pensionistico. Nel calcolo contributivo in particolar modo conta il montante contributivo a cui verrà applicato il coefficiente di trasformazione legato all’età di uscita dal mondo del lavoro. Senza entrare nei dettagli basta dire che già la differenza tra stipendio e pensione sarà di qualche centinaia di euro, se in più si aggiungono pochi anni di contributi la cifra finale percepita sarà molto bassa.
Pochissimi lavoratori possono andare in pensione con 15 anni di contributi. Sono coloro che rientrano nelle deroghe Amato, tre deroghe che ad oggi poter sfruttare è molto raro per le loro caratteristiche. Sono indirizzate, infatti, a coloro che hanno minimo 15 anni di contributi versati al 31 dicembre 1992 o ai lavoratori che hanno ricevuto entro questa data l’autorizzazione da parte dell’INPS alla prosecuzione volontaria. Infine, la terza deroga riguarda gli iscritti dell’ente della previdenza sociale con contributi versati minimo 25 anni prima e con almeno 10 anni di versamenti inferiori alle 52 settimane.
Insomma, i pochissimi che possono ancora oggi soddisfare questi requisiti potranno andare in pensione con una delle deroghe Amato. Per tutti gli altri che non raggiungono i venti anni di contribuzione l’unica strada è attendere la pensione di vecchiaia a 71 anni che richiede solo 5 anni di contributi versati dal 1° gennaio 1996. Come detto all’inizio non bisognerà aspettarsi un importo dell’assegno elevato, nella maggior parte dei casi arrivare a 800/1.000 euro sarebbe un miracolo realizzabile solo a fronte di uno stipendio molto alto durante la breve carriera lavorativa.
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